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Shangai si ribella alla distopia

14/04/22

Già paventai dei possibili lockdown a Shangai, principalmente affrontando le derivanti e pesantissime conseguenze economiche che avrebbe comportato il blocco del primo scalo merci mondiale (QUI).

Arrivano ormai notizie inquietanti da questa città, si parla addirittura di controlli con droni cani robot, di saccheggi ai supermarket provocati dalla fame, del fatto che, incredibilmente, non non ci sarebbe motivo plausibile — in realtà non ne esiste nessuna mai — per queste limitazioni brutali, di nuovo in essere.

La cosa scuote i potenti, non tanto perché preoccupati delle rivolte nel territorio della principale economia dell’impero, ma per l’impossibilità di tenere a bada un popolo estremamente remissivo verso il potere centrale come quello cinese. Il loro terrore per quanto potrebbe succedere altrove, con popoli meno avvezzi al dominio centralizzato, è grande. Nonostante i mezzi dispiegati, tecnologici e pervasivi, automatici e quindi ubbidienti senza remore, il popolo, quel popolo così remissivo, non ci sta più.

Uscire di casa non è possibile, i positivi, anche quelli asintomatici, vengono deportati in campi di isolamento centralizzati, in condizioni igienico-sanitarie infime. Campi di cui si ha grande timore anche nel mondo occidentale, e da tempo (vedi QUIQUIQUI e QUI).

Si registrano diversi casi di minorenni separati dai genitori, alcune famiglie hanno visto i loro animali domestici essere soppressi a causa della presenza di positivi in casa. Ma, come sempre nella storia, è stata la mancanza di cibo e di quanto necessario alla sussistenza a generare queste ondate di ribellione contro la detenzione generalizzata della popolazione.

Neanche nei peggiori film di fantascienza ci saremmo immaginati droni che diffondono i codici di comportamento ai cittadini in lockdown mentre sorvolano una megalopoli come Shanghai.

Disinfettate tutte le superfici regolarmente, ventilate le vostre case.
Prevenite il contagio in maniera scientifica…”

Viene intimato di restare negli alloggi e nei dormitori, di indossare sempre e senza eccezioni le mascherine, addirittura sono stati visti alcuni cani robot a fare il paio con i droni che pattugliano a terra.

I grandi colossi dell’ecommerce (AlibabaJD.com) consegnano con robot e veicoli automatici nelle zone in quarantena gli approvvigionamenti di cibo, medicinali e altri beni di prima necessità. Ma, anche queste grandi aziende, sono falcidiate dai contagi, i mezzi sono largamente fuori servizio, i TIR sono bloccati ai confini in entrata e uscita dalla città.

La vera domanda da porsi sarebbe:

Perché queste misure se la maggioranza dei contagiati ha sintomi lievi o nulli?

Le autorità non confermano “nessun morto di Covid“, eppure hanno blindato il primo porto merci del mondo, quale può essere il motivo per misure così pesanti?

Ormai è ribellione conclamata da parte della popolazione, proprio nella città che affermava l’ascesa della Cina a protagonista indiscussa dell’economia mondiale, cose mai viste nell’autoritario impero rosso.

Anche Guangzhou (una volta Canton, 18mln), in lockdown dal 28 marzo, da ieri è in rivolta contro queste enormi limitazioni messe in essere per un numero di contagi risibile. Si parla di variante “XE” (combina le varianti BA.1 e BA.2 di Omicron). Ma a fronte di decine di migliaia di casi, di cui almeno mille asintomatici, e tutti con sintomi “lievi“, perché si dispone per tutti il ricovero coatto?

Per tutti gli altri è vietato lasciare le proprie abitazioni, scuole e aziende restano chiuse, il controllo militare è capillare, presente ad ogni incrocio, addirittura alle case dei positivi vengono apposti dei sigilli, cani e gatti trovati infetti vengono eliminati. I bambini positivi sono separati dai genitorideportati in luoghi ignoti ai loro cari, di loro non si ha più alcuna notizia, si sono persi i contatti, in questa dannata società multimediale sembra impossibile…

Per uscire in strada è necessario un permesso speciale, la gente ha fame ma può sperare solo nelle consegne, gli anziani poco avvezzi alla tecnologia stanno morendo di fame in casa, in assoluta e inumana solitudine coatta.

Si sono registrati degli assalti notturni ai supermercati, non certo da parte di scalmanati e violenti quanto da parte di normali cittadini esasperati dalla fame e dalle prevaricazioni, è circolato anche un video in cui un gruppo di manifestanti gridava: «Fa wu zi, fa wu zi», ossia «dateci cibo, dateci cibo», la rappresentazione plastica dell’iniqua oppressione che stanno subendo.

In un altro filmato si vede un uomo che dice «I supermercati sono chiusi o vuoti. Cosa mangiamo? Cosa beviamo? Non possiamo lavorare. Non ho più denaro, non so più come pagare i miei dipendenti. State conducendo la gente alla morte! Io vivo a Shanghai e non vedo la mia famiglia da due mesi! Mia mamma vive sola: chi si prenderà cura di lei? Cosa può bere, cosa può mangiare? Questa sarebbe l’umanità delle autorità di Shanghai? Non state facendo niente, e per noi questa non è più vita. Non c’è nessuna via d’uscita per me, per noi, per nessuno in questa città. Dov’ è il Partito comunista? Dov’è il comunismo? Cosa ne sarà della povera gente? Il Governo mente».

Mi permetto un inciso, in risposta a quest’uomo disperato, il “comunismo“, in quanto “collettivismo“, è tale e quale a tutti gli altri “totalitarismi” ed è esattamente questo che stai vivendo dolorosamente oggi:

Il bene collettivo schiaccia l’umanità dei singoli.

da PlaymasterNews

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Illustrazioni Federica Macera