Riflessioni

Faking the books

domenica 26/04/20

Quando ho bisogno di pace, ma di una pace cadenzata, ho bisogno di musica. Di solito mi rivolgo ai Lali Puna, spesso le coccole migliori al mio animo che si agita, smarrito e sballottato dalle emozioni, è faking the books.

Sono qui ad arrovellarmi il Gulliver tracannando pessimo rhum ― per questioni economico-pandemiche ― e a pensare ai cazzi miei, visto che mi è vietato fare l’amore, girare, prendere aria, svagarmi.

Intanto la musica martella la solitudine e scardina la tristezza rendendola più vaga, diluendola. Rende ossessivo il mio battere sulla tastiera, ritmato, refusi compresi, nell’inseguire malamente le battute della musica, che nel mentre se ne fotte assai del mio incespicare da brillo per starle dietro.

Quanto durerà ancora questo supplizio?
Meglio ancora, la domanda corretta sarebbe: cosa ne sarà domani?
Niente si può sapere e le ipotesi sarebbero da esprimere in percentuali come dagli allibratori.
Nessuna certezza.

Fuori dalle grandi questioni ci sono le cose che ho tralasciato.

Devo studiarmi l’intervista sulla “pandemia” ― anche quella sul libro in verità ― dobbiamo definire quando. La facciamo in anamorfico? Sì, lo amo l’anamorfico, mi piace, giriamolo così Gianfranco, in anamorfico, in questo mondo amorfo popolato di troppa gente amorfa, inutile, soggiogata, inerme, lasciamo spazio, spazio vuoto come loro.

Quanto tempo ancora dovrò stare senza vivere ore spensierate con mio figlio o per consumarmi sulla carne della donna che amo, quella che mi accoglie sempre così bene?

Quanto ancora dovremo distanziarci inutilmente da quelli che vogliamo abbracciare e odorare?
Perché un’influenza di merda deve renderci inumani?
Freddi esseri che hanno solo bisogni fisiologici, proteine, lipidi, grassi, liquidi…io ricordo di essere fatto di merda, di sudore, di sangue, di tachicardia e affanno, di odori pungenti e afrore non di amuchina e disinfettanti del cazzo.

Mi avete tolto troppo per perdonarvi, neanche con cataste di cadaveri accumulati vi avrei mai perdonati, figuriamoci così, senza carcasse prive di vita in putrefazione agli angoli delle strade…

Ho dovuto rinunciare troppo spesso a pezzi della mia vita, a causa mia, e mi sento in colpa, a causa di forza maggiore, e mi è pesato, ma del tempo a cui ho dovuto rinunciare a causa vostra non vi perdonerò mai!

Ho bisogno di pace ma non basta faking the books, ci vorrebbe ben altro, ci vorrebbe che ci restituissero la vita e pagaste per tutto quello che ci avete fatto.

Libro "La Comodità"
illustrazioni Federica Macera

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