Riflessioni

Gettate la maschera

martedì 28/04/20

Eccomi nel paradosso di un ex leucemico mascherato.

Siamo nella paranoia più assoluta, sto promuovendo il mio libro e c’è il coronavirus, la gente è impazzita e io stesso, per qualche attimo, sono rimasto interdetto, non sapevo cosa fare poi, come faccio sempre, ho studiato il “mostro”.

L’ho studiato da fonti ufficiali e mi sono accorto che non era poi così mostruoso, era antipatico, era fastidioso, in fondo non era neanche minimamente letale se fosse stato curato bene e rapidamente, come si fa oggi, diciamo che attualmente lo ritengo addirittura ridicolo come pericolo.

Fatta questa necessaria premessa, mi sembra incredibile, a me che ho dovuto portare quella odiosa mascherina per mesi e, in luoghi più rischiosi come quelli coperti e affollati addirittura per più di un anno, vedervi tutti mascherati.

Oggi mi ritrovo con la stessa sensazione a fattori invertiti, se una volta ero osservato con timore perché portavo una maschera che allarmava chiunque mi incrociasse, oggi il timore lo genero in quelli mascherati che mi incrociano senza maschera… all’aperto ovviamente.

Ogni tanto assisto a scene invereconde, come quella che mi è capitata ieri che, senza mascherina ma a distanza di sicurezza, essendo all’aperto, aspettavo mio padre fuori la posta di Pomigliano d’Arco, la cittadina (ex)industriale in cui vivo, perfetto campione di una Italia decadente, materialmente e socialmente, quale quella che ci hanno apparecchiato le classi dirigenti europeiste che ancora ci affliggono così pesantemente.

Ecco:

Si aspetta in tanti, fuori, con le mascherine, fortunatamente distribuiscono i numerini, non tanto per civiltà ma per agevolare il distanziamento sociale come Bogardus insegna (un consiglio, googlatelo).

A un tratto, senza alcun motivo apparente, una dipendente, devo dire zelantissima, dall’interno dell’ufficio comincia a battere con violenza il palmo della mano, anello compreso, alla lastra di vetro.

La lastra emette un suono misto di tonfo sordo, dovuto alla parte sedicente umana, e metallico, netto, dell’anello.

Ella quindi principia ad agitare vistosamente gli arti superiori da un punto di partenza che li vedeva incrociati di fronte al suo viso mascherato di rabbia, rancore e terrore, per farli allontanare verso l’esterno del suo busto fino a raggiungere quasi un angolo perfetto di 180°.

Lei voleva, con questa azione, di una veemenza ingiustificata e fastidiosa, invadente, intimare a due donne, erano due sorelle addirittura mascherate, di distanziarsi maggiormente.

Le due donne, che erano a circa un metro l’una dall’altra, con una espressione stupefatta che travalicava i confini delle loro maschere, si sono guardate come a chiedersi cosa cazzo stessero facendo di male.

Io invece mi chiedo costantemente cosa abbiamo fatto di male per essere governati da dei tali deficienti che danno libero sfogo ai lati peggiore dell’essere umano.

Gettate la maschera, date a intendere che siete ancora degli esseri umani e come tali pretendete di vivere, questo non è vivere.

Fatelo senza clamori, senza scontri, senza violenze, fatelo e basta, è facile come respirare senza mascherina.

Un essere umano amorevolmente difettoso e fragile.

Libro "La Comodità"
illustrazioni Federica Macera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *