Riflessioni Uncategorized

Devastazióne

Carne da cannone, morti che camminano, sacrifici rituali offerti a dei pagani, a dogmi idioti amministrati da sacerdoti ridicoli e goffi, posticci, col cerone che cola e il sudore maleodorante degli impacciati. Questo siete.

Svuotate con fermo impegno le vostre teste, i cuori, per prepararvi ad accogliere l’abominio, dentro, nel profondo di voi, negli interstizi, abdicando al vostro stesso corpo, tradendo la dimora della vostra anima.

Lo fate con un’azione di una assonanza assorbente, tragica pure, in questi anni sconosciuti allo spirito e consacrati alla blasfemia, anche, forse ancora di più, per i laici.

Infine conteremo i vostri corpi, ne terremo dolorosa nota, noi che saremo seduti, ubriachi e storditi per comprendere il dolore di occhi che guardano padri, madri, fratelli e sorelle scorrere sul fiume che, incurante di ogni sentimento, trascinerà le vostre spoglie.

Vi accompagnerà una parte di chi rimane, con le sue cupe frustrazioni, quelle brucianti di chi non ha potuto né saputo proteggervi dal perverso masochismo, completando il viaggio fino al mare, che tutto macera, tutto disfa e tutto rinnova, in forme nuove, aliene.

Luc Montagnier ― incommensurabile coglione a giudizio degli “inoculati“, un virologo a cui hanno dato incomprensibilmente il Nobel ― ha affermato che i “vaccinati“, nel giro di due anni massimo, moriranno.

Sì, mezzo mondo si è messo in fila per farsi “inoculare” (l’assonanza assorbente).

Ogni ragionevole argomentazione è decaduta, siete ciechi, annichiliti fino al midollo, quello stesso che, chi mi ha rigenerato donandomelo nuovo, adesso fa marcire con la falsa ambizione di proteggersi da questo regale raffreddore.

Darwin ha fallito, le sue sono teorie superatissime e imprecise, funzionali solo al feroce liberismo e, solo per questo, mai abbandonate, mantiene però alcune tesi solide e indiscutibili: l’animale cretino si auto-elimina, il lemming che rotola nel burrone seguendo pedissequamente la massa deve morire, è legge naturale, è scritto.

Sono furibondo, tante persone a me care stanno già rotolando come adorabili lemmings su quella china, per ora inconsapevoli, anzi peggio: convinti di agire bene e per il bene.

Sono spacciati perché hanno spacciato loro merda, robaccia che hanno ritenuto salvifica, non era così.

Io ci ho provato…

How did we end up here
Sifting through our own ashes?

Our fires burned brighter
We were a beautiful disasterTraveling at speeds
Where we couldn’t see
Anything that passed us (anything that passed us)
But no one can survive
At the speed of life foreverWe are miles from where we were
Lost in a wanderlust
But time moves on and carries us
Into the wild of the great unknownFar beyond the horizons
We’ll leave what’s left of our ashes
Where we can free these faded memories
Forever (ever, ever, ever)We are miles from where we were
Lost in a wanderlust
But time moves on and carries us
Into the wild of
Of the great unknown
Of the great unknownWe are miles from where we were
Lost in a wanderlustWe are miles from where we were
Lost in a wanderlust
But time moves on and carries us
Into the wild of
Of the great unknown
Of the great unknownBut time moves on and carries us
Into the wild of
The great unknown
The great unknown

La trascendenza, l’aura mistica del rock progressivo, l’incursione mitteleuropea di Bobby Haumer e dei suoi persi unknown years, anni che forse credeva erroneamente essere come questi, devastanti, destabilizzanti, anni in cui per la primissima volta le vittime coincidono letteralmente con i carnefici, mi fa sentire meno solo, un alienato in compagnia, grazie a lui, a Peter Hammill e a qualche altra persona che fatica aspramente per restare umana.

Quando la ragione fallisce, quando la logica si piega a dinamiche prive di equilibrio, quando il caos prepara un ordine malefico, spento, grigio, polveroso, allora la ragione è svilita e fallace, ci si deve astrarre, dobbiamo dirigere le nostre speranze sullo spirito e le sue manifestazioni, sull’arte che fa emergere l’abisso, il non detto, quella forza immensa che fa germogliare il seme, il calore della luce, la forza che muove ogni cosa, che ci fa amare e ci rende ciò che dobbiamo caparbiamente essere, per esistere.

Stalker (Сталкер) di Andrej Tarkovskij, 1979

Vivere è cosa tutta differente da quello a cui ambivate facendovi inoculare. E pure questo sopravvivere non vi sarà concesso, neanche dopo questo perverso atto di fede, questo gesto esiziale, questo sacrificio assoluto.

Noi al contrario moriremo da esseri umani, lo faremo quando sarà necessario, e la morte ci troverà vivi.

Abbiamo scelto l’incertezza della vita autentica in fedeltà alla nostra anima, non la baratteremo mai per una mendace promessa di sopravvivenza, meschino premio che non godrete.

La ragione sarà ancora una volta, e in maniera devastante, generatore di un’atroce sofferenza, resta solo da scegliere l’Epitaffio, io non sarò confuso, io so.

[Verse 1]
The wall on which the prophets wrote
Is cracking at the seams
Upon the instruments of death
The sunlight brightly gleams

When every man is torn apart
With nightmares and with dreams
Will no one lay the laurel wreath
When silence drowns the screams?

[Chorus]
Confusion will be my epitaph
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back and laugh
But I fear tomorrow I’ll be crying
Yes, I fear tomorrow I’ll be crying
Yes, I fear tomorrow I’ll be crying

[Verse 2]
Between the iron gates of fate
The seeds of time were sown
And watered by the deeds of those
Who know and who are known;
Knowledge is a deadly friend
If no one sets the rules
The fate of all mankind I see
Is in the hands of fools


[Instrumental: “March for No Reason”]

[Verse 1]
The wall on which the prophets wrote
Is cracking at the seams
Upon the instruments of death
The sunlight brightly gleams
When every man is torn apart
With nightmares and with dreams
Will no one lay the laurel wreath
When silence drowns the screams?

[Chorus]
Confusion will be my epitaph
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back and laugh
But I fear tomorrow I’ll be crying
Yes I fear tomorrow I’ll be crying
Yes I fear tomorrow I’ll be crying
Crying…
Crying…
Yes I fear tomorrow I’ll be crying
Yes I fear tomorrow I’ll be crying
Yes I fear tomorrow I’ll be crying
Crying…
Crying…

Testi di Peter Sinfield, musiche di Robert FrippIan McDonaldGreg Lake e Michael Giles, da “In the Court of the Crimson King“, King Crimson, 1969.

La mia vicinanza agli operatori sanitari,
da ieri vittime privilegiate di questo regime disumano.

Libro "La Comodità"
illustrazioni Federica Macera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *