Riflessioni Senza Categoria

Holodomor 2022

Cosa dobbiamo aspettarci dai ventilati razionamenti?

28/06/22

Si sono aperte molte finestre ― di Overton ovviamente ― riguardo le emergenze ventilate per il nostro futuro prossimo, e pure meno prossimo, e allora comincio i miei apparentemente caotici ragionamenti per poi tirare le fila di tutto.

Le centrali termoelettriche situate lungo il corso del Po, con una portata d’acqua ai minimi degli ultimi 70 anni, il che significa che è già successo e che succederà sempre, si fermano perché pare impossibile garantire il raffreddamento degli impianti.

Un episodio “clamoroso”, che testimonia l’eccezionalità e la gravità della situazione che stiamo vivendo. Due di questi impianti sono alle porte del Polesine, a Sermide ― dove l’attività è del tutto bloccata ― e a Ostiglia ― dove si continua a produrre energia con due gruppi su tre ― entrambe si trovano nel Mantovano.

Questo è solo uno dei casi che spingono assurdamente a farci sentire in colpa nei confronti dell’ambiente, e più in generale degli “sprechi“, il più ridicolo di tutti è stato Fulco Pratesi, presidente del WWF, che ha detto: “L’ultima volta che ho fatto la doccia? Da giovane. Le mutande? Le cambio ogni 2-3 giorni, i punti critici li lavo con spugna e barattoli” e anche “Lo sciacquone solo per una pipì non si usa, nemmeno con il bottone più piccolo. Dopo due o tre volte va bene. Ma anche quando premo il bottone piccolo penso a quanto servirebbe quell’acqua ai bambini del Burkina Faso o alle donne del centro Africa che la vanno a prendere nei pozzi e la riportano indietro sulla testa”. Insomma, un “gretino” di 87 anni che non si lava almeno da 65 (anni). Una serie di crisi ed emergenze tra siccità ed energia e, come vedremo, di mille altre cose, che comincia a martellare il “gregge“.

Al che, per sfizio, sono andato a vedere In diretta la webcam della diga di Ridracoli (FC), a 200km da Mantova ― gestita da Romagna Acque, Società delle Fonti S.p.A. ― (QUI) pienissima!…

Apriamo allora una parentesi sulla geoingegneria, per un motivo molto semplice, esiste, funziona, e funziona tanto per far piovere quanto per non far piovere, collegandoci così alla questione relativa alla pretestuosa ecologia gretina e alle restrizioni della libertà, ne parlai già nella puntata de L’OCCIDENTALE dell’11/04/22 Il mondo dei gretini, ecologia insostenibile.

Citiamo alcuni casi random sull’argomento.

Per le Olimpiadi del 2008 (articolo del CONI), la Cina annunciò di aver programmato di utilizzare 30 aeroplani, 4.000 lanciarazzi, e 7.000 cannoni antiaerei per fermare la pioggia, i sistemi avrebbero sparato vari prodotti chimici all’interno di ogni nuvola che avesse potenzialmente potuto generare precipitazioni.

Nell’articolo de laRepubblica a firma di Riccardo StaglianòFaccio piovere quando voglio” si legge di Dubai:

“[…] Da qualche tempo hanno deciso di puntare sulla pioggia a comando. Quando il servizio meteo scorge un certo numero di nuvole promettenti fa decollare droni specializzati che le bombardano con scariche elettriche che trasformano il vapore dallo stato gassoso a quello liquido, acqua insomma. […] ioduro d’argento [… ] Cloud seeding [… ] L’avrebbero utilizzata i cinesi per l’inaugurazione delle Olimpiadi del 2008 […] Oppure sulle piste da sci del Colorado per creare nevicate più copiose […] Esperimenti sono stati fatti anche in Italia.

Ricordo benissimo anche i ragionamenti, peraltro equilibratissimi, del Generale Fabio Mini ― ciclicamente cancellati dal web ― un militare di carriera con un curriculum magnifico. Mini ha anche diretto l’Istituto superiore di stato maggiore interforze (ISSMI), commentatore di geopolitica e altro ancora. Il generale parlava di guerra ambientale e della spregiudicatezza del mondo militare nell’utilizzo delle nuove tecnologie senza peli sulla lingua.

La HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program), fu realizzata nel 1993 in Alaska in una ex base della United States Air Force, a fini di “ricerca scientifica” sugli strati alti dell’atmosfera e della ionosfera, e sulle comunicazioni radio per uso militare. Si sospetta che si tratti di ben altro.

Ai fini del tanto propagandato “global warming/riscaldamento globale” ci tengo a ricordare la sintetica ed esaustiva dichiarazione di Antonino Zichichi: “Il cambiamento climatico dipende dalle attività umane per il 5%. Non confondiamolo con l’inquinamento“. Lo scienziato è subito sparito dai radar per questa lapidaria dichiarazione non afferente alla narrazione imperante a vantaggio di Greta Thunberg

Ricordiamo anche Carlo Rubbia ― so di citare degli illustri sconosciuti dopo Greta però… ― che al Senato ricordava che in passato il clima fosse ben più caldo di oggi, citando anche Annibale che valicò le Alpi con gli elefanti, cosa impossibile da ripetere oggi.

Chiudo con una ultima banale considerazione, le scie di condensa hanno ragione di formarsi solo al di sopra delle nuvole (temperature -40°), io ne ho viste a bizzeffe sotto le nuvole, cosa inspiegabile e basta.

Smontata ogni fesseria sulla scarsità ― riguardo l’acqua dovrebbe solo interrompersi l’initerrotto “ciclo dell’acqua” e smentire Antoine-Laurent LavoisierNulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” ― e sul riscaldamento antropico, quello “insostenibile” per il pianeta, che significa in soldoni che: “dovete morire“!

insomma ci stanno preparando ad accettare i “razionamenti”, lo stanno facendo con i carburanti alla pompa che, pur non avendo dei reali aumenti che riguardano le materie prime, sono diventati incredibili, oggi (21/06) il barile è a 115.81$, con un prezzo medio di 107,6$/barile nel 2022 a oggi (gennaio 86,51 – febbraio 97,13 – marzo 117,25 – aprile 104,89 – maggio 113,11 – giugno 126,66). Qui sotto il prezzo medio degli ultimi 10 anni in cui si rileva che picchi ce ne sono stati anche nel passato recente.

A che serve alzare tanto il prezzo? Premettendo che il prezzo finale, anche escludendo la mostruosa e ingiustificata pressione fiscale, è influenzato davvero in minima parte dalla materia prima.

Probabilmente per farvi sentire in colpa, sottrarvi la libertà della mobilità privata e ridurvi in uno stato di ulteriore subordinazione al Leviatano.

È in atto un bombardamento a macchia di leopardo del sistema economico mondiale, l’euro, la AVO (Area Valutaria Ottimale), austerity, i tagli allo stato sociale, rendono tutti più deboli e vulnerabili.

I crolli funzionali della logistica, i lockdown indiscriminati prima in Cina, poi in occidente, poi di nuovo a Shangai, primo scalo merci mondiale, hanno comportato immensi ritardi nella produzioni di beni che sono estremamente dipendenti da semilavorati che arrivano da quella che è diventata l’economia cardine del mondo attuale.

Ricordo ad esempio che già durante il primo lockdown il Kazakhistan bloccò le esportazioni di farina, ultimamente abbiamo scoperto che diversi marchi di pasta, “tutti italiani”, hanno dovuto ridurre se non bloccare la produzione. Cito questi episodi solo per dimostrare quanto interdipendente è l’economia mondiale, cosa che rappresenta anche la sua maggiore criticità operativa.

Infine, non bastando le disavventure monetarie e sanitarie, entrambe indotte a mio parere, siamo arrivati alla guerra, anch’essa fortemente perseguita non certo da Putin, quanto dal blocco occidentale e dalla NATO (che afferma di avere l’immunità e di non poter essere processata per crimini di guerra NdA).

Attualmente viviamo una nuova pericolosissima escalation in Siria perché, apprendiamo Dal Wall Street journal che afferma di basarsi su fonti del Pentagono, la Russia sta conducendo operazioni contro la coalizione USA colpendo le basi americane.

Gli Stati Uniti temono un conflitto diretto e sono preoccupati per le azioni della Russia in Siria, perché “Un errore di calcolo può degenerare in un conflitto“.

Sul fronte orientale invece il ministero della difesa russo ci comunica che: l’AFU (Armed Forces of Ukraine) ha tentato di nuovo di impadronirsi dell’isola di Zmeiny, l’Isola dei Serpenti.

Il 20 giugno, intorno alle 5:00, il regime di Kiev ha fatto un altro folle tentativo di impadronirsi di Serpent Island, i sistemi di difesa aerea russi hanno abbattuto tutte le armi nemiche e cioè: 13 velivoli senza pilota, 4 missili Tochka-U e 21 missili del sistema missilistico a lancio multiplo Uragan. Nessuna delle armi ucraine ha raggiunto il bersaglio sull’isola di Zmeiny. Il fallita attacco ha costretto il nemico ad abbandonare lo sbarco sull’isola. Nello spazio aereo nell’area di Snake Island, i sistemi di difesa aerea russi hanno rilevato ad alta quota un veicolo aereo senza pilota da ricognizione strategica della US Air Force “Global Hawk” RQ-4.

L’ultima notizia è sempre quella più inquietante, che gli USA diano supporto diretto alle operazioni dell’AFU, resta una cosa assurda ed estremamente pericolosa nell’ottica di evitare uno scontro diretto o addirittura nucleare con la Russia.

Permettetemi un pensiero nostalgico alla gestione di Donald J. Trump e una critica enorme a quella dello scorreggione Biden e di tutti quelli che hanno criticato Trump come “guerrafondaio” non avendo alcun motivo per farlo e infiniti per elogiarlo.

Tornando a casa nostra, la crisi economica però sta esplodendo, col Producer Price Index alle stelle e come da report del Centro Studi Confindustria apparso su IlSole24Ore domenica 3 aprile 2022, le materie prime hanno quotazioni (altissime) aggiornate ormai più volte al giorno e la bolletta energetica colpisce ogni attività, dall’energia al carburante, dalla produzione ai trasporti.

Intanto l’Europa ha poco pubblicizzato accordo commerciale con Israele che ci fornirà gas attraverso l’Egitto, ce ne parla il Times of Israel ma non si dice quanto ce ne daranno né a che condizioni. L’Europa riceveva dalla Russia il 40% del suo fabbisogno, molto difficile che si tratti di qualcosa di risolutivo…

Una notizia collegata a questa, del 22 giugno: il parlamento, la Knesset, è stata sciolto dal governo, data dall’ANSA: “Israele verso il voto, il governo scioglie la Knesset“, la volontà di terminare la legislatura è stata comunicata dall’ufficio del premier Naftali Bennett.

Nel mentre i nostri presunti “espertoni”, quelli che profetizzavano la devastazione economica russa e il crollo del rublo, sono smentiti come di consueto, la moneta russa arriva addirittura ai massimi storici. La Russia non riesce a frenare la corsa del rublo, nonostante la riduzione dei tassi da parte della Banca Centrale, che li ha riportati dal 20% al 9,5%. Il rublo avanza del 3,8% a 55,25 dollari, ai massimi dal 2015, confermandosi quest’anno la migliore valuta al mondo.

Sarà sicuramente dovuto a Gazprom che accetta ormai solo rubli per la sua merce preziosa, ma è anche, forse soprattutto perché il rublo è convertibile in oro a un valore di lancio che era del 30% più basso del costo in dollari statunitensi dello stesso quantitativo in oro, un ritorno in pompa magna al gold standard abbandonato dal mondo intero 51 anni fa, nel 1971: oro contro “fuffa“.

Insomma, proprio come si profetizzava miseria e fame fuori dall’euro, ed era invece l’euro a portare morte e distruzione, così le sanzioni che dovevano annichilire la Russia ci stanno uccidendo definitivamente, e non è neanche complottismo, lo dice quel criminale del rettile in persona.

la confessione di Draghi: le sanzioni che dovevano annichilire la Russia ci stanno uccidendo

E veniamo finalmente al punto nodale del ragionamento odierno, visto che cominciamo a parlare incredibilmente, anche per chi lo ventila dal 2020 come me, di razionamenti, anche energetici.

I congelatori dovranno essere svuotati, i ventilatori non verranno alimentati, l’ascensore sarà magari un servizio intermittente, i climatizzatori sono stati già aboliti perché sono pro Putin

Si tratta di una cosa assurda in una società moderna, ma siamo allo sdoganamento di decisioni pazzesche come quelle di decidere quali aziende avranno l’energia per restare aperte, cosa già difficile per quanto abbiamo detto riguardo i costi di produzione e commercializzazione in un mercato totalmente depresso, con una domanda aggregata annichilita

Come sempre la tecnica maestra sarà il divide et impera, verranno fornite scelte facoltative, obblighi selettivi per piccole categorie produttive che però diventeranno sempre più stringenti e l’ignavia mostruosa della massa di pecore troppo bonariamente definiti “cittadini” completerà l’opera.

Acciaierie, Cartiere e Cementifici che accetteranno sconti saranno le prime a ricevere tagli alle forniture in caso di emergenza, un gioco al massacro, prima scelto volontariamente da servi illusi di sopravvivere obbedendo, aziende alla canna del gas che accetteranno il rischio per tentare la sorte essendo più competitive (per poco), poi il boa constrictor stringerà ad ogni respiro, ancora e ancora.

Agghiaccianti segnali arrivano soprattutto dai servi di regime della propaganda, in un articolo a frima di di Gabriele Romagnoli, Austerity, non siamo più capaci di stare “senza”, apparso su laRepubblica, si parla di “men-vivere“.

Siamo pronti a men-vivere, mettere il segno meno davanti a molte azioni dell’esistenza quotidiana? […]
Quando nel 1999 Roberto Benigni, ricevendo l’Oscar, ringraziò i genitori per avergli “regalato la cosa più importante: la povertà”, pochi capirono… […] Nel ’99 incontrai in Texas un uomo che era uscito dopo anni di ingiusta condanna dal braccio della morte […] quale era stata la lezione principale che ne avesse ricavato rispose: “È che prima davo per scontate le stelle, bastava alzare lo sguardo di notte. Poi, invece, facevo lo stesso gesto e niente” […] Noi apriamo un rubinetto ed esce l’acqua. Accendiamo un fornello ed ecco il gas. Ci aspettiamo come inevitabili le stagioni, le piogge, il rifornimento infinito di beni, sostanze, possibilità […] Cinquant’anni fa i leader politici pronunciavano la parola “sacrifici”… oggi è impossibile chiederli“.

Cito alcuni titoli: “Razionamento gas e lampioni spenti: il piano di emergenza del Governo“, “Con la diminuzione delle forniture dalla Russia, l’Italia potrebbe decretare lo stato di allarme per il gas, decretando misure straordinarie“, “Siccità a Roma, possibili razionamenti notturni: ecco le zone interessate“, mi fermo ma ce ne sarebbero in quantità ancora.

Intanto Draghi chiede “pieni poteri”, lui mai eletto, lui bankester a palazzo Chigi, per affrontare le nuove, infinite, “emergenze”.

Siamo completamente annichiliti da una gang di criminali, ci stanno preparando ad accettare dei discutibilissimi razionamenti, di vario tipo, energetici in primis, ma ragioniamoci meglio.

Abbiamo parlato di congelatori, ascensori, mobilità, forse pubblica, ma se manca l’energia elettrica mancano anche le comunicazioni, l’unica arma di difesa che abbiamo, la possibilità di condividere le informazioni per cercare di creare consapevolezza e affrontare i problemi insieme.

Se così fosse saremmo fregati definitivamente, ed è questo il mio timore, dopo le varie minacce di abolire la net neutrality si passa al silenziamento della comunicazione azzerando il suo presupposto, il “power supply”, l’alimentazione del sistema tutto: Se i server, gli snodi, i router, le reti, i device non sono alimentati, semplicemente cessano di esistere.

Inoltre, se l’acqua mancasse cosa succederebbe? Come potremo scaricare il cesso? Come potremo lavarci e cucinare?

E se mancasse il gas? Come scalderemo l’acqua, sempre se arriva? E come faremo a scaldarci quando farà freddo?

E ancora, sempre riguardo le esigenze primarie, come mangeremo? Come guadagneremo quello che ci serve per vivere? Inoltre, avremo ancora, a prescindere dal nostro potere di acquisto minacciato nel profondo, modo di trovare beni e servizi da acquistare?

Per assurdo, ma non troppo, potremo dipendere da soldati dell’esercito che ci consegneranno razioni alimentari, sempre e solo a condizione che obbediamo agli ordini di questi esecutivi infami e antidemocratici. Non li chiamo fascisti perché sarebbe un complimento, per loro non certo per i fascisti.
Di sicuro dipenderemo totalmente dal governo, per tutto, per accedere a qualsiasi servizio primario, sanità, trasporti, immagino pure che la mobilità privata sarà impraticabile per i più se non addirittura vietata, il comunismo reale in cui la sola nomenklatura possedeva auto di lusso guidate da autisti e di converso orde di diseredati.

I tempi sembrano maturi per sperimentare questo. Come possiamo resistere a una situazione tanto inaccettabile?

Mi piacerebbe dire che ci siano mille possibili schemi di resistenza, dal creare reti fisiche di solidarietà, ristabilendo contatti di prossimità, o anche magari con fantomatiche comunità isolate e più o meno autosufficienti, oppure come survivalisti urbani che pensano di riuscire a sopravvivere grazie a un coltello, una chiave Sillcock e un filtro per potabilizzare l’acqua delle pozzanghere…

Io penso che niente di tutto questo sia sufficiente se non a guadagnare tempo, e pure poco. La mia visione è differente dal “si salvi chi può“, non riesco a credere che queste cose possano essere funzionali a una risoluzione, neanche individuale, possono servire solo a posticipare, e pure di poco, la propria sconfitta individuale.

Il mio pensiero, ormai abbastanza sedimentato, è che il confronto contro questa volontà distruttrice debba avvenire presto, ogni dilazione nel tempo fa esattamente il loro gioco, saremo ancora più in balia dei loro magheggi.

Saremo ancora più divisi fra chi avrà la possibilità di mangiare un piatto caldo e chi patirà la fame, e purtroppo anche chi avrà meno fame per un po’, perché magari fa parte di una comunità sui monti o perché si è attrezzato per sopravvivere per qualche tempo, dovrà fare necessariamente i conti con loro.

Mi sembra il momento più giusto per citare il discorso di Martin Niemöller (pastore luterano 1892-1984), spesso attribuito a Bertold Brecht ma, come sempre, nulla rileva ai fini dell’importanza della citazione stessa.

Holodomor (in lingua ucraina e russa Голодомор) è il nome attribuito alla carestia che si abbatté sul territorio dell’Ucraina dal 1932 al 1933 causando diversi milioni di morti, un piano deliberatamente congegnato dall’URSS di Stalin per “educare” i kulaki, piccoli agricoltori ritenuti borghesi perché possedevano qualcosa, dei contadini benestanti, proprietari di una certa estensione di terra, che coltivavano avendo alle loro dipendenze altri contadini

Il termine deriva dall’espressione ucraina moryty holodom (Морити голодом), combinando le parole ucraine holod (fame, carestia) e moryty, (uccidere affamare, esaurire), la combinazione delle due parole mette in rilievo l’intenzionalità del piano di assassinio tramite la fame, un genocidio.

Trovo singolare che Holodomor sia una dolorosa pagina della storia Ucraina provocata dall’Unione Sovietica, cioè dalla attuale Russia. Trovo singolare osservare che oggi, nella tragedia della guerra, è però invertita la pesantissima responsabilità di allora, oggi ci troviamo in una situazione in cui i nazionalsocialisti ucraini sono avversati da russi, non più comunisti, per reale necessità di tutelare la loro (dei russi) sicurezza, come pure quella delle martoriate popolazioni russofone del Donbass.

Ho parlato di Holodomor per introdurre una riflessione sull’utilizzo politico della fame. La fame è la vita che richiede quello che è suo, è l’istinto primordiale. Niente può rendere comprensibile le cose a un essere umano come può fare l’arte, l’arte arriva dove la scienza e la tecnica non possono, arriva a insegnare emotivamente, e allora mi concedo una ulteriore citazione dal Canto XXXIII dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Dante ci illustra la capacità nefasta del potere politico, quella di disumanizzare l’uomo rendendolo una bestia, un animale che travolge gli innocenti.

Oggi siamo di fronte a un sistema antico di dominio adeguato al momento contingente, la fame, in senso lato, è già qui, in senso stretto è assai probabilmente in arrivo, è sempre stato un efficace sistema di controllo, addirittura un’arma.

Una riflessione ulteriore la farei sui soldi, ritenuti assai erroneamente il motore di ogni dinamica terrena. Questi non rappresentano di certo il parametro di valutazione per analizzare quello che sta succedendo, che risponde a logiche aliene al mondo che viviamo quotidianamente, ritengo assai più interessante invece analizzare il principio della scarsità, magari indotta, di qualsiasi cosa, anche del cibo.

Se ci sono 10 naufraghi e 10 salvagenti un salvagente vale il giusto, se i salvagenti sono 9 un salvagente vale la vita, i naufraghi faranno di tutto per accaparrarsene uno, saranno disposti ad ammazzare.

Mors tua, vita mea

In un mondo in cui la vita o la morte ― attuale e immediata ― è decisa dall’elemosina del governo che può sfamare o, soprattutto, non sfamare chi vuole, quei “naufraghi” saranno disposti a uccidere i propri simili per un piatto di minestra, creandosi magari gli alibi più fantasiosi, lo abbiamo visto con la pandemia, dove la violenza delle imposizioni dei nostri simili è stata immensa, eppure non eravamo al punto della necessità immediata di sopravvivenza. Il potere sa benissimo come gestire questa dinamica.

Dobbiamo assolutamente recuperare ogni singolo individuo alla ragione o sarà la fine di tutti, abbiamo bisogno di portare dalla nostra parte quante più persone possibile per avere la possibilità di giocarci questa partita, e dobbiamo farlo quanto prima, anche se la cosa è difficilissima non abbiamo alternative.

Di certo la sfiducia è grande, il gregge di pecore belanti ha creduto a tutto, alla pandemia, ai russi cattivi, a breve ai razionamenti razionali, alla carestia, tutto come dipendesse dal “fato” anziché da un disegno preciso e premeditato.

Ci sono altre narrazioni di riserva pronte, gli alieni, già la stanno riscaldando da qualche tempo, gli è andata piuttosto male con il vaiolo delle scimmie ma loro sono pragmatici, hanno scaricato la cosa per passare ad altro immediatamente e, in effetti, la disoccupazione, la fame e la carestia, sono anche più invasive del covid e delle inutili (allo scopo dichiarato) “vaccinazioni“.

Chi di noi resisterebbe a un obbligo vaccinale se non mangia da tre giorni con la promessa di un piatto di pasta al ragù se cedesse?

Siete pronti ai razionamenti?
Io no.

Ne ho parlato nella mia trasmissione L’OCCIDENTALE del 27 giugno 2022, approfondimento su  DTv LIVE CLUB Exclusive.

In copertina frame da “Soylent green” (2022: i sopravvissuti), film del 1973 di Richard Fleischer, con Charlton Heston.

Già citai HOLODOMOR più di due anni fa per sottolineare l’intenzione di arrivare a questo punto nell’articolo HOLODOMOR 2020.

bambini ucraini durante HOLODOMOR

HOLODOMOR (in lingua ucraina e russa Голодомор) è il nome attribuito alla carestia che si abbatté sul territorio dell’Ucraina dal 1932 al 1933 causando diversi milioni di morti. Ancora oggi le cause e il coinvolgimento dell’URSS e di Stalin in questa carestia sono fonte di discussione.

Il termine deriva dall’espressione ucraina moryty holodom (Морити голодом), combinando le parole ucraine holod (fame, carestia) e moryty, (uccidere affamare, esaurire), la combinazione delle due parole vuol mettere in rilievo l’intenzionalità di procurar la morte per fame.

Nel marzo 2008 il parlamento dell’Ucraina e diciannove nazioni indipendenti hanno riconosciuto le azioni del governo sovietico nell’Ucraina dei primi anni trenta come atti di genocidio. Una dichiarazione congiunta dell’ONU del 2003 ha definito la carestia come il risultato di politiche e azioni “crudeli” che provocarono la morte di milioni di persone.

Il principio della rana bollita:

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

Dal libro “Media e Potere” di Noam Chomsky

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Illustrazioni Federica Macera