Riflessioni

In lode del gin-tonic

domenica 23/08/20

Magari succede a tutti ― a me di sicuro ― ma esistono degli esseri insulsi che per delle scelte contingenti sbagliate, delle errate valutazioni, per me anche per la mia stessa coglionaggine, sono nostro malgrado parte della vita che conduciamo, oltre che di quella passata.

Queste persone affardellano pesantemente la nostra ― la mia di sicuro ― esistenza, facendoci sprecare una parte delle nostre preziose forze in dei loop sterili, essi si iscrivono a pieno titolo alla famiglia zoologica delle sanguisughe, vampiri che ci suggono linfa ed energia nella nostra già complicata quotidianità.

Questi esseri suscitano in me una certa pietà, la loro palese sofferenza fa nascere in me una empatia che sovrasta il fastidio penetrante e violento che mi impongono. È chiaro che la loro esistenza, vuota come una polverosa caserma abbandonata, li devasta, forse giustamente perché ricevono dolore nell’assistere alla gioia altrui o, quanto meno nel mio caso, una serenità che, sebbene faticosa dal punto di vista organizzativo, è tanto compiuta quanto profonda.

La dinamica che innesca la furia devastatrice della felicità altrui da parte dei nostri nefasti nemici è guidata da un principio repellente: dato che non riescono a raggiungere anch’essi quello stato di benessere ― di solito chi si crogiola nella propria mota non ci riesce ― cercano di tirare anche te nella loro merda (“te” è chiunque al cui paragone fanno una misera figura).

Oggi è uno di quei giorni in cui sono bersaglio degli strali di tali esseri.
Ma oggi bevo, in questo assolato pomeriggio domenicale di fine agosto, un gin-tonic che mi sono appena preparato con grande passione, quella stessa passione che finalmente riesco a dedicare anche alla mia vita.

Non ho trovato grandi gin al supermercato, alla fine ho eletto un Bombay Sapphire, quello colla bottiglia quadrata, blu, a mio gin estivo. Niente Tanquerey, neanche Hendrick’s, tanto buono ma troppo caro, o altri gin di qualità eccelsa ma da svenarsi. L’acqua tonica è la classica Schweppes in vetro, niente Indian o altre esotiche tonic water. Poco ghiaccio, giusto un cubetto, e le giuste quantità dei due elementi nel bicchierone alto ― niente limone per me ― girato bene, non in tondo ma sopra-sotto quanto basta.

Questo gin-tonic arriva dopo una doccia che mi ha rinfrescato, termoregolato.

La nostra cabina doccia è comoda, l’abbiamo visitata più volte questa domenica, ne siamo usciti tersi e freschi e ho deciso che era il momento di un gin-tonic, me lo meritavo, se lo merita anche chi mi lancia gli strali, se lo meritano tutti.

La doccia è arrivata dopo che ci eravamo messi sul letto e abbiamo desiderato sudare tanto, facendo l’amore, senza nessuna fretta. Ci siamo gustati e ci siamo dati piacere. L’odore di noi ci ha riempito le narici, il sudore ha fatto scivolare la pelle dell’uno sull’altra, fino a quando ci siamo guardati zitti e sorridenti, dei lunghi attimi saporiti.

Prima ancora avevamo mangiato un ottimo piatto di pasta al pomodoro fresco sul terrazzo che si affaccia su Roma, al riparo di tende che oscurano solo il cielo infuocato dal sole e non il panorama. Le linguine con pomodoro e basilico, appena strappato dalla rigogliosa pianta sullo stesso balcone, sono state buonissime.

Ho bevuto per assaporare quello che oggi è la mia vita, quello che è bello per me adesso, per scacciare le cattiverie che mi rincorrono da ere geologiche passate, mentre bevevo ripensavo al pranzo, all’amore, a quanto questi esseri siano insignificanti in rapporto a tutto questo.

Il gin-tonic è la corona d’aglio che mi rende invulnerabile ai vampiri, è la celebrazione della mia diversità da questi esseri oscuri e cattivi, afferma la mia emancipazione dalla vostra merda, spalatevela da soli che io bevo alla faccia vostra!

Libro "La Comodità"
illustrazioni Federica Macera

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