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Der Schild macht frei

Tutte le televisioni e quasi tutti i governi mondiali, all’unisono ― eccetto alcuni stati del terzo mondo i cui leader non erano allineati, ma perirono improvvisamente in circostanze bizzarre ― cominciarono a dirci ossessivamente che ci sarebbe stata una letalissima “pioggia di asteroidi“, che questa avrebbe causato una quantità immane di lutti alle nostre martoriate società.

Era difficile dubitare di uno schieramento così esteso, così compatto, tutti i governi, tutte le opposizioni, tutti i media, tutti i giornali, tutti gli ordini professionali ― compreso quello più competente nel campo specifico, quello degli astronomi ― erano compatti nel definire lo stato delle cose: stavamo per essere “bombardati” da una pioggia di asteroidi che stava entrando nella nostra atmosfera, ci avrebbero colpito, inesorabilmente.

Il terrore regnava sovrano, un panico irrazionale amplificato da un martellamento mediatico ossessivo, da continui bollettini che conteggiavano le vittime da “schiacciamento” causa asteroidi.

Tutti avevamo indiscutibilmente chiaro il problema, nessun dubbio era concesso, lo conoscevamo, sapevamo come era fatto: dovevamo trovare una soluzione!

Capitò allora che alcune persone, poco avvezze nell’affidare ciecamente le proprie vite agli “esperti“, cercarono di ragionare scrollandosi l’oppressiva propaganda di dosso, di documentarsi, di capire come mai tutti dicessero le stesse, identiche, cose, senza nessuna voce neanche parzialmente dissonante, cosa che era anche un argomento di granitica fiducia nel sistema da parte delle masse: “se tutti sono d’accordo, governi, opposizioni, esperti, allora ci si deve fidare!“.

Ma i dubbi crescevano, c’erano persone che confrontandosi e condividendo informazioni sugli asteroidi scoprirono che questo fronte di “esperti” non era così compatto, che tanti critici parecchio titolati avevano difficoltà ad avere voce. In primo luogo gli “asteroidi” sono sempre caduti sulla Terra, solo li abbiamo sempre chiamati “meteoriti“, cosa c’era di nuovo questa volta? Forse il numero, forse la grandezza, forse il materiale che li compongono, “forse ma forse“…

Tutti, e quando dico tutti intendo proprio tutti, tutti: astronomi, scienziati, giornalisti, governi, ministri, militari, preti, intellettuali, attori, presentatori, puttane, papponi, spacciatori, camorristi, filosofi, navigatori, carpentieri, calzolai, arrotini, banchieri, ciclisti, camminatori, subacquei, testimoni di Geova, e chi più ne ha più ne metta, concordavano (apparentemente) col fatto che: ognuno di noi, per proteggere gli altri, doveva dotarsi di “scudo anti asteroide individuale“.

Ma se è una protezione individuale, perché obbligare tutti per proteggere “gli altri”?

Sempre più persone cominciarono a dubitare del “fronte unico informativo“, di questa ossessiva e terrificante propaganda che ci faceva agognare solamente di essere fra i pochi sopravvissuti al massacro in corso, magari proprio perché dotati di scudi più efficaci.

Si cominciava, come detto, a dubitare per diversi motivi, in effetti sebbene siamo sempre stati bersagliati non è mai successo niente, o forse è successo tutto ― come nel caso dell’ipotesi dell’estinzione dei dinosauri a causa di un meteorite talmente grande da oscurare il sole per troppo tempo ― ma anche in questo caso lo scudo personale ha poco senso, così come girare sempre con lo scudo pure non ha senso, magari lo sciame di asteroidi quando arriva lo sappiamo e allora, in qualche modo, ci difendiamo, insomma tutto cominciava ad apparire molto meno “logico“.

Ci dicevano, sempre in TV, che tantissime persone morivano colpiti da questi “sassi spaziali“. Che brutta fine, che strage, che cosa orribile vedere i convogli militari a passo d’uomo che trasportavano i corpi straziati di questi sfigati “morti da asteroide“, però di persona non esperivamo questa realtà, inoltre, a una accorta analisi dei dati ufficiali, la narrazione stessa non reggeva. I dubbi aumentavano proprio come la puzza di bruciato.

paramedici furono contagiati da una patologia psicologica che li obbligava a complessi balli di gruppo, con coreografie sempre più difficili, sottraendo loro tempo prezioso per adoperarsi a curare i feriti e i moribondi vittime del fenomeno astrale. Questa condizione fu registrata da molti documenti video che sono oggi sottoposti ad analisi dalle facoltà di scienze psicologiche più blasonate, ma ancora non è stata formulata una tesi certa capace di spiegarla.

Ma a chi governava non bastava, rilanciavano, dopo un lungo periodo di forzatissima reclusione in casa “per il nostro bene“, di restrizioni di movimento ― “perché l’asteroide è subdolo” ― decisero che l’umanità dovesse tendere compatta alla sopravvivenza di specie, avevamo da rinunciare alle individualità, ai velenosi egoismi corruttori dell’altissimo ideale che tutti doveva unire.

Quindi si aprì necessariamente al reclutamento di zelanti cittadini nella macchina del Leviatano, per livellare i meno allineati al bene supremo, per uniformare l’individuo perseguendo il bene di “tutti” gli individui, attraverso lo strumento della delazione, delle molestie continue e del proselitismo fideistico asteroidale.

Per inciso, i resistenti cominciarono a chiamare costoro, con perfida ironia, “astridioti” ― appellativo peraltro chiaramente non gradito da quelli.

Tu ti doti di uno scudo per asteroidi che pensi ti protegga, e pretendi che lo faccia pure io “per proteggere anche te e quelli meno protetti“, e allora la ragione cominciò a vacillare, insieme alla logica e anche alla dovuta sopportazione civile: “ogni limite ha una pazienza” (cit.Totò).

Io pure ritenevo che uno scudo per asteroidi non avesse senso, ne cadevano troppo pochi, a giudicare dai dati ufficiali e pure dall’esperienza viva, questa ecatombe si vedeva solo in TV, e dire che ne conoscevo di gente ― vivevo in due città molto grandi e non ne vedevo affatto!

Gli asteroidi o sono troppo piccoli, o magari prima o poi saranno troppo grandi anche per lo scudo, che quindi resterebbe ugualmente inutile. Statisticamente morire per un asteroide, ho verificato, è alquanto difficile, quasi quanto essere investiti da un trattore al largo di Punta Campanella, quindi ho deciso che non voglio uno scudo per asteroidi, è scomodo, limitante, fa venire la scoliosi, e poi vivere aspettando qualcosa che cade dal cielo lo trovo da imbecilli, non mi va di trattarmi da deficiente solo per non farvi torto, lo farei a me stesso.

Allora cominciò la caccia a i “non scudati“, quelli che non volevano proteggersi perché lo ritenevano inutile. Si usarono le scuse più disparate per giustificare questa imposizione, si disse che i costi delle morti per schiacciamento sarebbero stati troppo alti per la società o, ancora peggio, se non fossero morti allora sarebbero andati a intasare gli ospedali togliendo occasioni di cura ai diligenti scudati, o sarebbero restati invalidi gravando sul “welfare” ― in Germania nella prima metà del XX secolo si diceva costassero troppo per la società e andassero pietosamente soppressi ― magari, semplicemente, non era giusto far vedere uno spettacolo così truculento a quelli che, responsabilmente, si fossero scudati per evitarlo.

Il Socing disse:

I non scudati andranno chiusi in casa ― se ce l’hanno NdA ― altrimenti andranno in comodissimi campi container, lo faremo per il loro bene, è una scelta di responsabilità civile che il governo sente di dover prendere in carico, dolorosamente, e ricordatevi:

Lo scudo rende liberi!

Nel mentre si verificò un fenomeno davvero bizzarro, era quasi come se lo scudo stesso fosse controproducente, più ci si “scudava” più gli asteroidi si accanivano su quelli che intendevano attrezzarsi per difendersene ― parliamo degli “astridioti” ― tanto da far sviluppare addirittura teorie, suffragate da copiosa statistica, che proprio gli scudi attraevano gli asteroidi che altrimenti avrebbero continuato il loro peregrinare attraverso il muto universo.

Al che “gli scudati” si incazzarono perché questa “banana” era toccata solo a loro, volevano imporla anche agli altri, che intanto li prendevano più che meritatamente ― e pesantemente ― per il culo…

Non ci siete mai riusciti, e mai ci riuscirete… non ci inoculerete!

Per F.

Il mio amico F. ha 55 anni, è sempre stato uno sportivo, mai avuto un filo pancia, ha fatto l’arbitro fino allo scorso anno.

F. è un uomo vitale, simpatico, affabile, disponibile. Lui è quello che speri di trovare al bar quando vai a farti uno spritz per ridere insieme di ogni cosa per il gusto di farlo, quello che se gioca a carte lo fa per giocare con la gente, quello che scherza con lo scemo del paese con quella cattiveria buona, quell’affetto privo di censura.

F. ama le donne senza essere morboso, F. gode delle cose della vita senza mai esserne schiavo.

F. vive nella pianura padana, lo vedo spesso nelle vacanze estive, ogni tanto lo chiamo, quando siamo lontani. Erano un paio di mesi dall’ultima volta che lo avevo sentito e allora provo, voglio dirgli che andrò al paese… ma non risponde, gli mando un messaggio, ma non risponde, è strano.

Allora sento un suo familiare, sono fermo con in mano il telefono che trasferisce la mia faccia incredula a chi mi dice che F. ha avuto un bruttissimo infarto, è in T.I., è in grave pericolo di vita.

Nessuno si spiega perché, non ha mai avuto problemi, godeva di uno spettacolare stato di salute, niente terapie, nessuna patologia.

La metto giù morbida, il sospetto è forte, sapendo che non ne aveva ― di patologie ― chiedo se stesse facendo qualche terapia… mi viene detto che si era vaccinato due giorni prima.

Una occlusione ad una arteria è uno dei problemi che hanno riscontrato, risolvendolo.

Sta combattendo col supporto esterno di un cuore artificiale, fermo, in un lettino circondato da macchinari e tubicini spiralati.

…E ACQUISTA IL LIBRO!

Libro "La Comodità"
illustrazioni Federica Macera

“Si piegano le querce
come salici
sul cuore delle rocce
a Monte Sole
hanno memoria le querce
hanno memoria”

Voglio cantare l’uso della forza
Che nasce dalla comprensione
La forza che contiene la distruzione


Canto la morte che muore
Per la vita di necessità
Che rifugge il martirio
L’auto da fé


Non succube di ciò che si dice
Di qua sull’aldilà
Potrà guadarlo in faccia per quello che è
Quando arriverà


L’amore non lo canto
È un canto di per se
Più lo s’invoca meno ce n’è
L’amore non lo canto
È un canto di per se


Canto la vita che ride
Felice di un giorno di nebbia
Di sole se cade la neve
Canto la sorpresa nei gesti dell’amore
Canto chi mi ha preceduto
Chi nascerà
Chi è qui con me
Solo in questo spazio essenziale


L’amore non lo canto
È un canto di per se
Più lo s’invoca meno ce n’è
L’amore non lo canto
È un canto di per se


Canto la guerra
E so non sono in buona compagnia
Canto la pace
Che non è un mestiere, né un’ideologia
Canto la libertà
Difficile, mai data
Che va sempre difesa
Sempre riconquistata


Montesole
Per Grazia Ricevuta 2002

Per Grazia Ricevuta
Giorgio Canali / Francesco Magnelli / Gianni Maroccolo / Giovanni Lindo Ferretti / Ginevra Di Marco

“La nostra pietà per loro significhi che tutti gli uomini e le donne sappiano vigilare perché mai più il nazifascismo risorga”.

Cimitero di Casaglia

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